COSA MI HA INSEGNATO IL PITTI UOMO A GENNAIO 2022

Benvenuti a Casa Maurizio Miri.

LA KERMESSE N. 101 – PITTI UOMO GENNAIO 2022

Dall’11 fino al 13 gennaio è andata in scena alla Fortezza da Basso l’edizione di gennaio 2022 di Pitti Uomo, a cui ha partecipato anche Maurizio Miri con Casa Miri.

L’edizione n.101 si è intitolata “Pitti Reflections” e si ispirava allo specchio come tema del doppio, dell’identità e del riconoscersi.

Reflections come specchi, riflessioni esteriori ed interiori. «Finestre che si aprono», ha spiegato Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, «squarci che portano dentro e fanno guardare lontano, rimandi che vanno oltre quello che ci si aspetta per rappresentare un nuovo inizio».

Come a dire: la moda deve potersi mostrare di nuovo e ripartire, e deve farlo a modo proprio.

LO STAND DI MAURIZIO MIRI A PITTI UOMO

Proprio quello che ha fatto Maurizio Miri nell’ultima edizione del Pitti Uomo: mostrarsi e raccontarsi in quel suo modo così personale e senza filtri.

«In questa fiera ho allestito uno stand personalizzato, in cui ho voluto portare un racconto, senza particolari dietrologie: sono così, eccomi, conoscetemi» ha spiegato Maurizio in una diretta sul canale Instagram di Federico Galli.

Maurizio Miri, da sempre, con le sue partecipazioni al Pitti ci ha abituato a stand provocatori. Era stato così nelle edizioni precedenti

«Mi piace essere autoironico, non prendermi troppo sul serio, ma soprattutto veicolare un messaggio. Mi piace che chi entri nel mio stand sia una persona curiosa, che riesca ad andare oltre alle apparenze, percepisca quello che può trovare ed entri a chiedere».

Nasce da questa idea lo stand del Pitti Uomo per l'edizione di gennaio 2022 di Maurizio Miri: Casa Miri, il luogo dell’accoglienza e dell’intimità per eccellenza. Ed è stata un’idea vincente.

C’era la musica. Un’atmosfera che «si ispira alle atmosfere della Roma e la Milano by night, dei club come il Jackie O’ o il Nephenta, dove tra la nebbia delle sigarette, su divanetti in velluto, avvocati, manager e imprenditori nei loro completi su misura impeccabili, sedevano - spesso inconsapevolmente - accanto a personaggi della mala intonando insieme Tutto il resto è noia [di Franco Califano]» 1 .

E qui le persone hanno toccato, hanno chiesto, hanno guardato… Sono caduti i muri, si è rotta la barriera e le persone sono riuscite a entrare nel mondo irrequieto e onirico di Maurizio Miri.

VALORI E SOSTENIBILITÀ NELLA MODA – LA FILOSOFIA DI MAURIZIO MIRI

Il mondo di Maurizio Miri ha molto a che fare con il Salone di quest’anno, il cui fil rouge delle proposte sono stati i valori e la sostenibilità.

A dimostrazione del fatto che la svolta green e valoriale intrapresa dalla moda ormai da qualche anno prosegue a ritmo sostenuto diventando una vera e propria mission.

Come a dire: non c’è più spazio per la moda di un tempo, abbiamo bisogno di eccellenza. Lo chiedono i consumatori, lo vogliono di fatto le boutique.

Ed è la direzione verso cui, da anni, si sta muovendo Maurizio Miri.

«Al Pitti mi sono accorto che c’è bisogno di valori» dice Miri. «C’è bisogno di sartorialità: nella sartorialità non puoi bluffare… Il momento particolare che stiamo vivendo sta indicando la strada ai negozianti: un prodotto autentico, vero, sartoriale».

Negli ultimi decenni la concorrenza nel settore moda si è sempre giocata su prodotti che guardano al prezzo o al fantomatico rapporto qualità/prezzo.

«Bisogna scardinare un sistema un po’ vecchio e corrotto, riuscire a far progredire e rinfrescare un mondo della moda ormai stantio. Per farlo c’è bisogno di personalità e progetti d’eccellenza».

E Maurizio Miri di personalità ne ha da vendere.

Lo dimostrano la prossima collezione di Maurizio Miri e il nuovo sistema di collaborazione con i negozi e le boutique, molto diverso rispetto ai canoni standard di questo periodo.

Una collezione che vuole spingersi oltre, giocando su tessuti ancora più esclusivi come cashmere e baby alpaca, su dettagli come le asole fatte a mano – che vanno a completare il concetto di giacca di Maurizio Miri e a chiudere il cerchio con la tradizione sartoriale italiana.

«Ecco perché se inizio a lavorare con qualcuno ci metto il cuore: rispondo a qualsiasi ora, prendo il furgone e vado a trovarlo e conoscerlo per parlare con lui e i suoi clienti… È il mio modo di lavorare, è la mia filosofia».

Insomma, Maurizio Miri ci dice: io sono fatto così, e resto fedele a me stesso. Il Pitti Uomo glielo ha ricordato, e gli ha mostrato quanto vale il suo progetto.