Giorgio Armani e Maurizio Miri: destrutturazione e ricostruzione della giacca

LA GIACCA ‘DESTRUTTURATA’ DI ARMANI

Divenuto celebre nel 1975 con la sua prima collezione, Giorgio Armani acquisisce fama mondiale con quella che fu definita la giacca ‘destrutturata’. Così viene descritta la fondamentale rivoluzione apportata da Armani al classico capo dell’abbigliamento prima maschile e poi anche femminile. Armani eliminò la rigidità strutturale rendendo la giacca più fluida, in grado di assecondare e valorizzare i movimenti del corpo. Ecco perché anche le proposte femminili sono caratterizzate sì da un taglio maschile, dalla forma geometrica rettangolare, ma evidenziano un’intrinseca e incisiva sensualità. È l’idea di una donna libera, che inizia ad appropriarsi degli strumenti di seduzione maschile, attingendo al guardaroba dell’uomo.

Seconda serata: la scelta di un abito monopetto verdone scuro risalta la camicia di shantung di seta color burro, impreziosita da bottoni in madreperla che appoggiano su anelli d’oro.A completamento di un outfit ispirato agli anni ’70 e al Celentano del tempo, il polacchino color cammello scamosciato.

Terza serata: irrompe il sartoriale, trionfo dell’eccellenza manifatturiera italiana. La camicia in pura seta color caramello si abbina all’abito dove i revers sono decorati dall’esibizione delle picchettature che conferiscono tridimensionalità al tessuto sablé stropicciato dell’abito, come se fosse il vecchio smoking di Domenico Modugno a cui è stato strappato il tessuto lucido di paramonture e collo.

Quarta serata: per il finale non può mancare il tuxedo abbinato ad uno sparato che Francesco Renga sdrammatizza a suo modo, su cui spiccano i revers a lancia in color tortora a contrasto con il blu dell’abito.